Nel corso dell’iter parlamentare di conversione in legge del c.d. decreto sicurezza, il Senato ha inserito anche alcune modifiche al codice della strada, poi definitivamente trasfuse nella legge di conversione n. 132 del 2018.

Sono state due le modifiche apportate al D.L. 113/2018, in particolare sono stati inseriti i seguenti articoli:

  • l’articolo 23-bis, contenente nuove disposizioni in materia di sequestro, confisca e fermo amministrativo dei veicoli;
  • l’articolo 29-bis, che prevede misure più stringenti sulla circolazione di veicoli immatricolati all’estero, al fine di arginare il fenomeno, sempre più diffuso negli ultimi anni, dell’utilizzo di macchine provenienti da altri Paesi per sfuggire alle sanzioni e risparmiare su bollo e assicurazione.

ARTICOLO 23 BIS D.L. 113/2018

L’articolo 23-bis (che ai fini del presente elaborato risulta essere di minore importanza) del decreto legge riscrive completamente la disciplina del sequestro amministrativo del veicolo di cui all’articolo 213 del codice della strada, in materia di sequestro amministrativo del veicolo.

L’obiettivo dichiarato dal legislatore è stato quello di semplificare la procedura ablatoria che è funzionale alla sanzione accessoria della confisca amministrativa e, al tempo stesso, contenere le spese erariali, ciò è stato perseguito in tre fronti.

Anzitutto, sono state introdotte norme di dettaglio in materia di sequestro funzionale alla confisca del veicolo a seguito di trasgressione commessa da minorenne: il riscritto comma 5, secondo periodo, dell’articolo 213 prevede, in caso di violazione commessa da minorenne, l’affidamento del veicolo in custodia ai genitori (o a chi ne fa le veci o a persona maggiorenne appositamente delegata), previo pagamento delle spese di trasporto e custodia.

In secondo luogo è soppresso l’attuale comma 2-quinquies dell’articolo 213, che prevedeva, in caso di impossibilità di affidamento in custodia al conducente o al proprietario del ciclomotore sequestrato, la consegna alla figura del custode-acquirente convenzionato con il ministero dell’Interno e l’Agenzia del demanio.

Per effetto di questa soppressione, si riespande, quindi, il criterio generale dell’affidamento del veicolo al custode-proprietario.

In terzo luogo, è rivisitata la disciplina prevista in caso di rifiuto dell’assunzione della custodia del veicolo, con l’obiettivo di ridurre al minimo la protrazione della custodia onerosa presso terzi dei veicoli sottoposti a sequestro (per finalità, quindi, di contenimento della spesa).

ARTICOLO 29 BIS D.L. 113/2018

Per contrastare il fenomeno piuttosto diffuso di auto circolanti con targhe straniere, acquistate ed esportate fittiziamente per non pagare le imposte di bollo e per sfuggire al pagamento delle sanzioni amministrative, il Parlamento ha inteso ridurre la possibilità di circolare legalmente nel territorio dello Stato con auto immatricolate all’estero.

L’articolo 29-bis, comma 1, lettera a)modifica anzitutto l’articolo 93 del codice della strada, concernente, tra l’altro, la carta di circolazione.

In seno al novellato comma1-bis è stato inserito il divieto, a chi ha stabilito la residenza in Italia da oltre sessanta giorni, di circolare con un veicolo immatricolato all’estero, salvo quanto previsto per il leasing, locazione o comodato.

Il comma 1-terin deroga al precedente comma consente a taluni soggetti residenti di circolare con targa estera. In particolare, si prevede che “Nell’ipotesi di veicolo concesso in leasing o in locazione senza conducente da parte di un’impresa costituita in un altro Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo che non ha stabilito in Italia una sede secondaria o altra sede effettiva, nonché nell’ipotesi di veicolo concesso in comodato a un soggetto residente in Italia e legato da un rapporto di lavoro o di collaborazione con un’impresa costituita in un altro Stato membro dell’Unione europea o aderente allo Spazio economico europeo che non ha stabilito in Italia una sede secondaria od altra sede effettiva, nel rispetto delle disposizioni contenute nel codice doganale comunitario, a bordo del veicolo deve essere custodito un documento, sottoscritto dall’intestatario e recante data certa, dal quale risultino il titolo e la durata della disponibilità del veicolo. In mancanza di tale documento, la disponibilità del veicolo si considera in capo al conducente”.

In caso di violazione, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 712 a euro 2.848 e l’ordine di immediata cessazione della circolazione del veicolo, col suo trasporto e deposito in luogo non soggetto a pubblico passaggio. È prevista altresì la confisca amministrativa del mezzo.

L’articolo in commento interpola anche l’articolo 132 del codice della strada, norma che disciplina proprio la circolazione in Italia dei veicoli immatricolati all’estero, consentendola per la durata di un anno sulla base del certificato di immatricolazione dello Stato di origine e sempreché siano soddisfatti gli adempimenti doganali nonché il versamento delle imposte relative alla compravendita di veicoli, ove applicabili.

Il nuovo periodo aggiunto al comma 1 dell’articolo 132 prevede ora che, scaduto l’anno, l’intestatario del veicolo immatricolato all’estero debba richiedere alla motorizzazione civile il foglio di via e la targa per il transito oltre i confini, previa consegna del documento di circolazione e delle targhe estere. In caso di violazione, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 712 a euro 2.848, con ordine – anche in questo caso – di immediata cessazione della circolazione del veicolo e suo trasporto e deposito in luogo non soggetto a pubblico passaggio. Inoltre, se entro il termine di centottanta giorni dalla violazione, non immatricola in Italia il veicolo (o non richiede il rilascio di un foglio di via per condurlo oltre i transiti di confine), scatta la sanzione accessoria della confisca amministrativa ai sensi dell’articolo 213.

Sono state apportate delle modifiche all’articolo 196 del codice della strada in tema di responsabilità solidale per le violazioni punibili con sanzioni amministrative pecuniarie.

La lettera c) dell’articolo 29-bis introdotto dalla legge n. 132 del 2018 riscrive l’ultimo periodo dell’articolo 196, comma 1, del codice della strada. La novella, da un lato, conferma la responsabilità solidale del locatario in caso di locazione senza conducente; dall’altro abroga, implicitamente, l’ipotesi di corresponsabilità dell’intestatario del contrassegno di identificazione, in caso di locazione senza conducente dei ciclomotori; infine prevede due nuovi casi di responsabilità solidale da parte dei seguenti soggetti:

  • l’intestatario temporaneo del veicolo, quando l’avente causa ometta la dichiarazione al «Dipartimento per i trasporti, la navigazione e i sistemi informativi e statistici» di atti da cui derivi una variazione dell’intestatario della carta di circolazione ovvero che comportino la disponibilità del veicolo, per un periodo superiore a trenta giorni, in favore di un soggetto diverso dall’intestatario stesso (vedi articolo 94, comma 4-bis, del codice della strada);
  • la persona residente in Italia che abbia, a qualunque titolo, la disponibilità del veicolo se non prova che la circolazione del veicolo stesso è avvenuta contro la sua volontà (vedi articolo 93, commi 1-bis e 1-ter, e articolo 132 del codice della strada).

Per dipanare dubbi interpretativi in ordine a questa normativa, è intervenuta la circolare 300/A/245/19/149/2018/06, del Ministero dell’Interno del 10 gennaio 2019. La circolare avverte che per calcolare i 60 giorni di residenza in Italia dopo i quali ora scatta il divieto di guida con targa estera, si considera la residenza anagrafica. Nei casi dubbi durante il controllo su strada, l’interessato dovrà riempire un modulo in cui dichiara o autocertifica la sua residenza attuale e la data in cui l’ha assunta; se dichiara di risiedere all’estero, deve indicare anche una dimora temporanea o un domicilio in Italia. Si faranno poi gli opportuni accertamenti. Nel caso di soggetti con doppia residenza, la novella legislativa troverà comunque applicazione, difatti la sola presenza nei registri anagrafici italiani comporta le sanzioni, che quindi si applicano pure a chi ha anche residenza estera. Infine, è previsto che le deroghe previste dal Dl sono tassative. Quindi, tra i documenti che consentono anche a chi risiede in Italia la guida di un veicolo con targa estera non ci possa essere un atto di comodato redatto dall’intestatario straniero o qualunque altro atto non citato dal nuovo articolo 93 del Codice della strada.

Tuttavia, restano ancora dei dubbi che permangono irrisolti. Quid iuris, ad esempio, dei vicoli che sono in comproprietà tra un soggetto residente in Italia, e un soggetto poniamo residente in Francia? Inoltre, pur avendo questa normativa una finalità nobile che consiste nell’evitare l’esterovestizione dei veicoli, ci sembra che vada a porre un serio vincolo alla libera circolazione delle persone all’interno dell’UE.

Emblematico è il caso, balzato agli onori della cronaca, del gelatiere residente nel bellunese, ma svolgente la propria attività professionale per 8 mesi in Germania. Questi, è stato sanzionato con una multa e col fermo amministrativo del proprio mezzo perché stava circolando in Italia a bordo di un autoveicolo con targa tedesca.

Ebbene pare evidente come la normativa prevista nel novellato art. 93 CdS conduca ad un paradosso. Invero, coloro che risiedono stabilmente in Germania per almeno sei mesi debbono necessariamente registrare la propria auto lì. Però nel momento in cui ritornano nel Paese in cui hanno la “seconda residenza”, si vedono costretti a circolare con veicolo con targa italiana. Le soluzioni offerte dal Decreto Sicurezza sarebbero due: trasferimento di residenza all’estero, con conseguente iscrizione all’AIRE, oppure l’immatricolazione della propria autovettura in Italia. Entrambe però paiono portare delle conseguenze negative. Se ci fosse una massiccia iscrizione all’Aire, oltre ad una perdita di gettito del Fisco italiano, si andrebbe inesorabilmente incontro allo spopolamento di quei Comuni (come ce ne sono tanti in zone montuose) dove tanti suoi residenti svolgono attività lavorativa stagionale all’estero. Viceversa, se ci fosse l’obbligo anche per questi soggetti di immatricolare il veicolo in Italia, ci sarebbe un pesante aggravio economico e burocratico in capo a queste persone che dovrebbero immatricolare l’auto in Germania per i mesi in cui si trovano lì e poi reimmatricolare il veicolo in Italia quando vi fanno rientro per il periodo di chiusura dell’attività.

Il risultato, dunque, di questa novella, che avrebbe voluto ragionevolmente colpire determinate categorie di persone immigrate nel nostro Paese per vivere e lavorare, ma che continuano a usufruire delle agevolazioni connesse all’acquisto di auto nei luoghi d’origine, è quello, invece, di porre in estrema difficoltà coloro che, da italiani residenti in Italia, gestiscono delle attività all’estero.

Proprio i principi dell’ordinamento comunitario, potrebbero portare a un temperamento della normativa in commento. Sul punto, esiste una (timida) sentenza della CGUE, sez. VII, 29/10/2015, n. 593. Va premesso che in Ungheria esiste una normativa analoga a quella appena introdotta in Italia, che obbliga i residenti dello Stato a circolare con veicolo ivi immatricolato, salvo alcune deroghe da considerarsi tassative. Nel caso di specie, la Corte di Lussemburgo ha statuito che è contraria ai principi di libertà fondamentali dell’Unione (nel caso di specie è stata ravvisata una violazione dell’art. 63, par. 1, TFUE “libertà di circolazione dei capitali”) una normativa domestica che potrebbe dissuadere le persone ivi residenti a contrarre prestiti di autoveicoli in altri Stati membri. Si badi che la Corte non si è spinta a dichiarare tout courtillegittima una normativa nazionale che pone limiti e vincoli all’utilizzo di mezzi con targhe straniere, ma ha previsto che tali limiti devono restare entro i confini della ragionevolezza, non potendo sfociare nell’arbitrarietà soggettiva del legislatore, e non gravando i cittadini comunitari di oneri eccessivi.

Ora, è arduo stabilire se la recente riforma legislativa possa paventare dei profili di contrasto col diritto dell’UE, ma pare quanto mai opportuno un ripensamento sull’attuale legislazione, per consentire almeno ai lavoratori che svolgono la propria attività all’estero, ed a coloro che intrattengono un rapporto di parentela o di convivenza con persone residenti solo all’estero, di circolare liberamente anche alla guida di auto straniere.



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