La cattedrale di Notre-Dame a Parigi ha subito danni ingentissimi a causa di un incendio innescatosi nel tardo pomeriggio del 15 aprile 2019. Storico monumento cittadino, simbolo della città di Parigi e cattedrale di rilevanza planetaria per storicità, cultura e fascino. L’edificio viene eretto a partire dal 1163 e la sua costruzione giunge al termine solo nel 1345. L’imponenza della costruzione famosa per le sue guglie, le vetrate ed i giardini, è data dai suoi 130 metri di lunghezza, 40 di larghezza per 69 metri di altezza, dalle sue 5 navate le 37 cappelle e le 113 vetrate. La sua lunga storia ha visto, tra le altre cose, l’incoronazione di Napoleone Bonaparte e la beatificazione di Giovanna d’Arco.

La Cattedrale, al momento dell’innesco delle fiamme, era oggetto di interventi di restauro e si presentava quasi interamente rivestita di impalcature. La struttura della copertura è costituita da reticolari e capriate completamente in legno, rinforzate nella crociera centrale tramite successivi interventi, con dei reticolari in acciaio. Quali sono le probabili cause di questo disastro, i fattori che hanno amplificato la magnitudo dei danni e i principali risvolti assicurativi ipotizzabili?

I lavori di straordinaria manutenzione/ristrutturazione

A differenza dei lavori su fabbricati in corso di costruzione, ove gli interventi sono progettati ex novo senza alcuna situazione preesistente e potendo conoscere e valutare in tempo reale ogni variazione dal piano originale, nei lavori di ristrutturazione si eseguono delle attività in un ambiente nuovo, avendo solo ipotizzato e provato a gestire le principali fonti di rischio spesso trovandosi di fronte situazioni impreviste non calcolate né considerate.

E’ quindi lecito aspettarsi un aumento dei fattori di rischio, principalmente quello di incendio e di infortuni sul lavoro. Abbiamo cronache tristemente simili anche nel nostro Paese, come l’incendio del teatro La Fenice a Venezia (1996) o quello della Cappella della Sindone a Torino (1997), roghi partiti sempre durante lavori di restauro/manutenzione. Tornando alla nostra Cattedrale, in effetti la stessa è stata oggetto negli anni di diversi interventi perfettamente riusciti e senza danni: i lavori seguiti alla rivoluzione francese – la cui furia aveva danneggiato quasi tutte le statue presenti – o quelli conseguenti al famoso romanzo di V.Hugo “Notre Dame de Paris” il cui successo spinse il governo di allora (siamo sempre nel ‘800) a decretarne l’intera ristrutturazione. Il fatto che, quasi 200 anni fa, il cantiere ne sia uscito indenne fa riflettere su come la gestione dei rischi attraversi i secoli e le tecnologie mantenendo invariata la sua importanza strategica.

Dalle indagini in corso sembra che l’innesco sia avvenuto attorno alle 19, a cantiere chiuso da qualche ora. Questo indizio rafforza la tesi dell’evento accidentale scaturito probabilmente (lo accerteranno le autorità francesi) da qualche strumento a caldo lasciato a raffreddarsi dopo l’uso, da un corto circuito del sistema elettrico della Cattedrale o del cantiere o da qualche disattenzione ancora più grave (mozziconi di sigaretta, fonti calde incustodite o altro).

Cosa può aver scatenato un tale inferno?

Come riporta un articolo de IlSole24ore (QUI), è “spuntato” uno studio redatto 3 anni fa dal Dott. Vannucci.

Secondo il Professore italiano, docente di meccanica all’università di Versailles, la concentrazione di polveri stratificatesi nei secoli avrebbe creato negli ambienti un atmosfera deflagrante, sensibile quindi al minimo innesco.

Secondo Vannucci – spiega il professor Mariano – nel tetto di Notre Dame, struttura estremamente moderna per concezione nonostante alcuni dei suoi legni appartengano a querce tagliate all’epoca di Carlo Magno, l’alta concentrazione di polveri ha un notevole effetto deflagrante e qualsiasi tensione elettrica può scatenare un incendio”. E ancora: “L’unico sistema anti incendio presente a Notre Dame era « una bocca di fuoco esterna, piuttosto rudimentale», spiega Mariano, che racconta come il collega Vannucci avesse invece suggerito l’adozione di un «più efficace sistema anti incendio a polveri».

Iniziano quindi a delinearsi i contorni di una classica sottovalutazione del rischio, accompagnata dalla difficoltà oggettiva di valutare e prevedere gli scenari a più alto impatto in un contesto estremamente particolare, antico e prezioso.

Come si può notare dall’immagine che segue, i sottotetti della Cattedrale erano (o sono, per quello che si è salvato) interamente strutturati in legno. Un ambiente secco, un’atmosfera ricca di polveri, un innesco sufficiente a farle incendiare e un vento che a quelle altezze porta comburente (l’ossigeno presente nell’aria) verso il fuoco con estrema efficacia, sono gli attori principali di questo disastro.

Infine, altri due fattori: le guaine di protezione del cantiere che hanno funzionato come “tendaggi” nelle case, contribuendo a distribuire le fiamme, e la zona centrale ove si trova l’edificio che ha rallentato l’arrivo degli enormi mezzi cisterna adatti a questo tipo di interventi.

E le assicurazioni?

Da un punto di vista tecnico, non essendo a conoscenza delle coperture presenti, è difficile esprimere un parere definitivo sulle dinamiche che affronteranno le varie Compagnie interessate. All’interno del cantiere erano operative decine di imprese addette ai lavori di ristrutturazione cosi come ci sono svariati professionisti che hanno progettato, verificato, predisposto le attività e le misure di sicurezza. E poi, ovviamente c’è il committente. La “strada maestra” sarà delineata in seguito agli accertamenti sulle origini causali e sulle responsabilità del rogo, parallelamente si effettuerà la conta dei danni:

  • materiali e diretti subiti dalla struttura;
  • indiretti per i mancati introiti; (Notre Dame conta 13 milioni di turisti/anno)
  • a terzi – cose o persone danneggiate dalle fiamme o dal fumo.

Tra gli oltre 500 pompieri intervenuti solo uno di loro ha riportato lesioni ed è ricoverato in un ospedale parigino.

E’ certo che le aziende interessate da questi lavori saranno ora in fase di verifica delle proprie coperture assicurative riguardanti la responsabilità civile – in particolare nel sotto limite per i “lavori presso terzi”. La domanda è: quante di queste avevano già pensato di valutarlo/adeguarlo PRIMA?

Il fattore umano e l’approccio culturale

E’ necessario ribadire ancora una volta come, nello scenario sconfinato della gestione dei rischi, l’approccio culturale che si adotta sia l’arma più potente per fare in modo che tali eventi non si verifichino. Due fattori poi, fanno in modo di rendere tale approccio efficace:

  • che sia uniforme dal management alle manovalanze;
  • che sia conforme agli standard richiesti dalle tecnologie e dal committente.

In conclusione non possiamo ovviamente additare un responsabile univoco per questo evento (e forse nemmeno le indagini in corso) ma possiamo certamente confermare che la mancanza di attenzione sulle strategie di protezione anti incendio della Cattedrale, una sottovalutazione delle dinamiche del rischio incendio all’interno del cantiere e delle condizioni ambientali e climatiche sfavorevoli hanno concorso a danneggiare in modo drammatico un pezzo pregiato del patrimonio culturale internazionale.



Articolo pubblicato su Non Solo Fisco al seguente link